Da oltre trent’anni collabora con aziende globali di servizi digitali, seguendo con passione le evoluzioni dell’universo tecnologico e la trasformazione delle relazioni tra uomo e macchina, in particolare dell’Intelligenza Artificiale nei suoi risvolti etici e culturali. Il suo pensiero è orientato all’esplorazione della complessità del vivente e ad una visione sistemica dei fenomeni. E’ socio dell’Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologie Sistemiche e scrive di tecnologia e umanità.
Sommario
Prendendo spunto dalla storia vera di un viaggio giudicato impossibile e del suo protagonista, si evidenzia come il corpo vissuto sia al centro dell’esperienza, della cognizione, dell’identità. È trattato di come ogni pensiero sia radicato nel corporeo e di come la vita sia l’elemento che conduce allo sviluppo di una comprensione piena di fenomeni complessi individuali e sociali.
Parole Chiave: Corpo, relazione, significazione, esperienza, vita
Summary
Drawing inspiration from the true story of a journey deemed impossible and its protagonist, this work highlights how the lived body lies at the heart of experience, cognition, and identity. It explores how every thought is rooted in the physical and how the life is the key to developing a full understanding of complex individual and social phenomena.
Keywords: Body, relationship, meaning, experience, life
Il mito
Si racconta che all’inizio dei tempi vi era solo una conchiglia che fluttuava nel vuoto. Al suo interno viveva da tempo immemore un’entità creatrice Ta’aroa che, stanca della solitudine, decise di creare il mondo.
Ruppe allora la conchiglia e con le parti del suo corpo creò tutte le cose esistenti. Ad esempio, con la sua colonna vertebrale generò le catene montuose, con le sue lacrime formò oceani, laghi e fiumi, con le sue unghie creò le squame dei pesci ed i carapaci delle tartarughe e poi creò una serie di…artigiani, che si dedicarono a creare a loro volta altre divinità.
Tra questi c’era l’artigiano Ru che, per prima cosa, costruì una grande canoa con la quale attraversò, assieme a sua sorella Hina, gli oceani scoprendo tutte le isole presenti. Allo stesso tempo stabilì che il cielo fosse diviso in dodici parti, così da permettere agli uomini di navigare in lungo ed in largo orientandosi con le stelle, così da renderli veri e propri navigatori astronomici.
La Polinesia e la colonizzazione
Questa è una delle varianti del mito originario che si tramanda nelle isole della Polinesia, un gruppo di circa cento isole sparse in pieno oceano Pacifico, lontane da qualsiasi continente.
Conosciute dall’uomo in diverse antichissime epoche e poi colonizzate definitivamente dal 400 dopo Cristo.
Ma la seconda, devastante colonizzazione avvenne attorno al XVIII secolo, quando gli occidentali poterono finalmente ‘civilizzare’ questi popoli primitivi.
In quegli anni i nuovi arrivati esportarono rapidamente nella Polinesia la propria cultura e la religione, ma prima di tutto le malattie e la schiavitù.
Il risultato fu la rapida decadenza delle culture locali e la sparizione di capacità, saperi antichi e dell’identità di un popolo. Gli invasori infatti si affrettarono, tra le altre cose, a proibire l’uso della lingua locale sostituendola con quella dei conquistatori, a limitare fortemente gli spostamenti tra isole lontane, ad imporre la religione occidentale e a sopprimere la trasmissione orale della cultura autoctona, e a vietare la costruzione delle grandi canoe, necessarie per spostarsi su lunghe distanze.
Nel XX secolo dell’originaria cultura polinesiana restavano sporadiche tracce, legate principalmente all’intrattenimento turistico.
La fondazione
Negli anni 70 del XX secolo, nelle Hawaii, vertice di quello che è chiamato triangolo polinesiano, fu fondata una società senza fini di lucro che aveva l’ambizioso scopo di riscoprire l’antica arte della navigazione d’altura e restituire dignità alla cultura polinesiana: la “Polynesian Voyaging Society”.
La società affrontò grandi sfide: recuperare le antiche tecniche di progettazione delle grandi canoe, raccogliere fondi per costruirne una e, soprattutto, trovare chi fosse in grado di condurla, un maestro navigatore, o ‘wayfinder’.
Le loro ricerche, quasi disperate, ebbero un inaspettato successo allorché incontrarono Mau Piailug, abitante di Satawal, una piccola isola della Micronesia.
Mau era l’ultimo uomo rimasto erede della tradizione antichissima dei navigatori astronomici.
Con l’aiuto di Mau e dopo una lunga preparazione, finalmente, nel 1980, tutto fu pronto per il viaggio che il mondo scientifico considerava impossibile: navigare dalle Hawaii a Tahiti senza strumenti tecnologici di navigazione e senza mappe nautiche. Una distanza di circa 4.200 km, circa quanto la distanza tra l’Europa e gli Stati Uniti.
Grande eco mediatica ed enorme scetticismo accompagnarono la partenza dell’Höküle`a, la nuova grande canoa condotta da Mau, dall’isola di Maui, nelle Hawaii.
Il corpo
Mau Piailug, il “wayfinder”, da quel momento e per tutta la navigazione, che durò 33 giorni, diede prova di ciò che il padre gli aveva trasmesso in più di diciotto anni di insegnamento teorico e pratico.
Il suo primario sistema di orientamento era rappresentato dal sole di giorno e dalle stelle di notte. Conosceva la posizione di più di duecento stelle e le traiettorie di quelle che chiamava stelle camminanti, quelle che noi sappiamo essere i pianeti.
Ma c’era molto altro: Mau raccoglieva dall’ambiente informazioni che il resto dell’equipaggio ignorava completamente: direzione e tipo di volo degli uccelli, forma delle onde, presenza e spostamento dei banchi di pesci e loro specie, e movimento di eventuali oggetti galleggianti.
Tra lo stupore generale e la sempre maggiore attenzione dei media internazionali, il viaggio di Mau proseguì per molti giorni.
Affrontò condizioni meteo avverse che, in più di un’occasione, fecero prevedere agli osservatori il fallimento dell’impresa. Ma nessuno conosceva a fondo la profondità della sua esperienza incarnata. La riprova delle sue abilità fu, ad esempio, durante notti dove il cielo rimase coperto da pesanti nubi. Immerso nella più totale oscurità, impossibilitato ad orientarsi con le stelle o con l’osservazione degli elementi naturali, sembrò inevitabile perdere la rotta. Invece Mau diede prova della sua straordinaria sensibilità e lasciò che a guidarlo fosse il movimento della canoa, che gli trasmetteva la forma delle onde che incontrava, la direzione e l’intensità dei venti, l’umidità e l’odore dell’aria.
Il 4 giugno 1976, l’Höküle`a arrivò a Tahiti in un tripudio di folla. Il viaggio di Mau non solo aveva risvegliato l’orgoglio di un popolo, ma aveva anche confermato l’ipotesi che le isole polinesiane fossero state volontariamente colonizzate da antichi popoli di navigatori. A questa prima impresa ne seguirono altre, anche di circumnavigazione del globo, ma l’aspetto forse più importante fu che Mau Piailug, negli anni seguenti alla prima impresa, istruì una nuova generazione di navigatori astronomici, trasferendo la sua esperienza e permettendo la sopravvivenza di questo antico sapere.
La sapienza
Il racconto del viaggio di Mau Piailug è la perfetta introduzione a questo articolo che parla del corpo.
Quello del corpo è storicamente stato sempre un argomento scomodo. Almeno in occidente pare attraversare i secoli l’idea di una possibile emancipazione dell’intelletto dal corpo, così da potersi elevare e raggiungere un punto di osservazione e una capacità di giudizio scevra da condizionamenti o limitazioni. Su questo filone si sono articolate molte scuole di pensiero che spaziano dalla filosofia alla psicologia, all’intelligenza artificiale.
In questo mio scritto sostengo che queste visioni di mondo sono puerili, inadeguate e disfunzionali. Tuttavia, devono proprio alla loro semplicità la ragione del loro enorme successo, rendendole euristiche difettose ma comode nell’agire quotidiano. Allo stesso tempo queste idee ignorano i grandi progressi che si sono avuti in molte discipline che studiano la cognizione e il pensiero, nonché il ruolo del corpo in tutti i processi complessi che coinvolgono il vivente.
Per esporre la mia prospettiva ed arrivare al nostro Mau Piailug devo necessariamente partire da quell’evento straordinario che è stato la nascita della vita, forse databile a circa 3,8 miliardi di anni fa. Il quel preciso istante qualcosa di nuovo è avvenuto ed ha innescato un processo che, senza interruzioni, prosegue ancora oggi. Essenzialmente in quell’istante si è avviato un movimento che potremmo definire proto-metabolico ma che racchiudeva in sé già il cuore del vivente: un’organizzazione in continuo mutamento e riorganizzazione. Sempre minacciata dalla disgregazione o dall’immobilità. Un fenomeno dove struttura e comportamento erano allora, come lo sono oggi, inscindibili. Uno squilibrio dinamico e armonico che ha iniziato a reclutare nella propria organizzazione strutture compatibili e respingerne altre incompatibili.
Questo processo, come sappiamo, è stato poi il propellente di quella rigogliosa evoluzione che ha portato la vita a diffondersi sull’intero pianeta nella sua straordinaria biodiversità. Su queste fondamenta indiscusse si sono poi innestati altri fenomeni complessi e meravigliosi, come il pensiero, il linguaggio e l’intelligenza.
Noi tutti quindi rappresentiamo un momento di quel continuum che risale all’istante della nascita della vita. In questo senso, considerando quindi la vita un processo piuttosto che un evento, più che esseri viventi noi siamo letteralmente “forme di vita”. Espressioni impermanenti di una dinamica che accompagna instancabile questo pianeta dalla notte dei tempi. E proprio questo processo vitale diventa il centro della nostra riflessione e funge da chiave di volta che sorregge l’intero nostro ragionamento.
Centrato questo concetto possiamo fargli ruotare attorno ogni altro elemento: il linguaggio, il pensiero, il comportamento. Ognuno di questi termini individua una classe di fenomeni estremamente eterogenei ma che hanno comunque la loro ragion d’essere proprio nel processo vivente. Ogni organismo vivente subisce perturbazioni e riceve materia dal suo ambiente e parimenti ne emette e trasmette. Ogni evento che lo investe con i suoi effetti interessa sempre il suo corpo e quindi il suo metabolismo. Ma anche ogni pensiero, comportamento, emozione, riflessione, trova la sua scaturigine nel fisiologico. Ed è proprio questa corporeità vivente che permette all’organismo più sofisticato di percepire i cambiamenti dei propri processi metabolici e attribuire una valenza a questi. La valutazione cognitiva delle variazioni che percepiamo nel nostro metabolismo, anche senza averne pienamente coscienza, la chiamiamo “significato”. Noi quindi non valutiamo le cose e i fatti per quelli che sono, ma valutiamo l’effetto che percepiamo al loro presentarsi.
Questo spalanca il mondo della significazione e delle interpretazioni.
Praticando per tempo sufficiente questa prospettiva, progressivamente si modificano strutture cognitive e divengono intuitivi concetti altrimenti estremamente ostici come esperienza, memoria, apprendimento, conoscenza, sapienza.
Tutti questi sono parte integrante della vicenda di Mau che abbiamo raccontato. Membro di una comunità il Nostro ha vissuto, sin da piccolo, eventi culturalmente e socialmente situati. Le danze e i canti del suo popolo tessevano assieme i nomi delle stelle e la loro posizione, con il risultato di abilitare un’esperienza cinestesica integrale e non solo teorica. L’apprendimento pratico durato diciotto anni permise al suo corpo di sensibilizzarsi ai segnali che, ad occhi estranei, potevano sembrare inesistenti o deboli.
Il contatto quotidiano con gli elementi naturali (es. il mare, i venti) e artificiali (es. le imbarcazioni), indirizzò progressivamente il suo metabolismo e al contempo la sua struttura biologica in un esempio lampante di raffinato accoppiamento strutturale con l’ambiente. Questa è la differenza tra apprendere a fare il navigatore (nella moderna accezione di “acquisire uno skill”) e diventare navigatore. Ogni momento del viaggio che abbiamo descritto è stato un fotogramma dell’esperienza incarnata di vita di Mau, dall’osservazione delle stelle, alla percezione del vento sulla pelle, alla sensazione derivante dal movimento della canoa sulle onde…
Quanto appena descritto è di interesse capitale. Rappresenta una visione di mondo consistente, coerente, omnicomprensiva. È compatibile con le attuali evidenze scientifiche e permette di spiegare un’ampia gamma di fenomeni, sia individuali che sociali. Si tratta di concezioni rivoluzionarie rispetto al sistema di pensiero dominante che ancora, in maniera oltremodo semplicistica, organizza il mondo in oggetti, proprietà, comportamenti e presuppone l’occultamento del soggetto auspicando una “immacolata percezione”. È un cambio di paradigma che richiede di ripensare il mondo in termini di relazioni, perturbazioni, variazioni metaboliche come fenomeni significanti. E ritorna prepotentemente in gioco l’osservatore, espulso da uno scientismo ingenuo, ma ora di nuovo protagonista, come forma di vita, immerso in una generazione continua di significati con i quali costruisce le proprie narrazioni e il proprio mondo.
Come corollario a quanto appena esposto e avvalendoci del modello descritto, possiamo agevolmente dipanare le tante elucubrazioni su presunte macchine pensanti o sui prodigi della cosiddetta intelligenza artificiale. Infatti, dalle nostre considerazioni appare chiaro cosa sia un corpo e quanto esso sia differente da una macchina. Il corpo come organismo in equilibrio metabolico omeodinamico, manifestazione tangibile di un processo avviato miliardi di anni orsono, la macchina come oggetto inerte. Il corpo come sempre generato e rigenerato, in quanto derivante dall’antico evento scatenante, la macchina assemblata intenzionalmente. Ma le differenze divengono ancora più lampanti se si comprende che tutto ciò che riguarda i processi di significazione è completamente precluso a ciò che corpo vivente non ha. E allora, ad esempio, la sequenza di parole che scaturirà come output da un software di “intelligenza artificiale” potrà sembrare significativo solo perché l’osservatore vivente esperisce significati che genera nel proprio corpo e che, errando, attribuisce alle parole scritte o alla macchina.
Molti pensatori hanno presentato nel passato argomentazioni in linea con quanto espresso nel presente contributo, ognuno all’interno della propria disciplina e parabola evolutiva. Di seguito una parziale raccolta di alcune tracce della loro visione che corroborano quanto appena sostenuto.
Già dalla filosofia antica, sulla connessione intima tra parole, lingua, cultura e corpo.
“Mi si imprimeva nella memoria il suono con cui indicavano qualche cosa e i movimenti del corpo corrispondenti a quel suono: vedevo e capivo che così essi chiamavano una cosa quando volevano indicarla. E che questo fosse il loro scopo appariva dal movimento del corpo, come da un linguaggio connaturale a tutti, che risulta dal volto, dal variar dello sguardo, dal gesticolare, dal tono della voce: cose tutte che rivelano i sentimenti dell’animo nel chiedere, nel possedere, nel rifiutare, nel rifuggire.”
(Agostino, 1999, p.61)
Ma è stato specialmente nel XX secolo che si è sviluppata una maggiore attenzione per il corpo anche grazie alla nascita della fenomenologia.
“Il corpo proprio è costantemente nel campo percettivo, in un modo assolutamente unico, del tutto immediatamente, in un senso d'essere assolutamente peculiare, nel senso appunto che è indicato dalla parola organo (che qui viene usata nel suo significato originario): ciò in cui io, in quanto io che subisco affezioni e compio delle azioni, sono in modo assolutamente immediato, ciò entro cui io agisco (walte) immediatamente e cinesteticamente, articolato secondo organi particolari e in corrispondenti cinestesi particolari, in cui io agisco o posso agire.”
(E. Husserl, 2002, pp. 136, 137)
In un filone di pensiero che ha sempre di più messo il corpo al centro delle proprie riflessioni.
“Gli atomi del fisico sembreranno sempre più reali che l’immagine storica e qualitativa di questo mondo, i processi fisico-chimici più reali che le forme organiche [...] finché si cercherà di costruire l’immagine di questo mondo, la vita, la percezione, lo spirito, anziché riconoscere, come fonte del tutto vicina e come ultima istanza delle nostre conoscenze nei loro confronti, l’esperienza che ne abbiamo”
(Merleau-Ponty, 1998, p. 59).
“I movimenti del corpo proprio sono naturalmente investiti di un certo significato percettivo, formano con i fenomeni esterni un sistema [...] ben collegato”
(Merleau-Ponty, 2018, p. 85)
“…gli stimoli non sono eventi fisici che esistono indipendentemente da un organismo. Al contrario, ogni organizzazione sensomotoria specifica, come l'accoppiamento fra sensibilità e responsività in un organismo vivente, seleziona e rende accessibile una parte o un aspetto correlato del mondo. Ecco come l’organismo conferisce senso al suo ambiente.”
(T. Fuchs, 2021, p. 121)
Ma anche in una pensatrice come Simone Weil che ha seguito una linea originale di sviluppo.
“Così mediante l’apprendistato si muta il potere che le sensazioni hanno di modificarci. Il mondo è un testo a più significati, e si passa da un significato a un altro mediante un lavoro; un lavoro a cui il corpo prende sempre parte, come, quando si impara l’alfabeto di una lingua straniera, tale alfabeto deve penetrare nella mano a forza di tracciare le lettere. Altrimenti ogni mutamento nel modo di pensare è illusorio.”
(Weil, 1993, p. 405/406)
“Un corpo umano è materia pesante, materia che si può illuminare, opaca alla luce, materia viva, materia unita ad un pensiero per mezzo di un legame misterioso ed in tal modo materia che partecipa a differenti equilibri. Per il solo fatto che abbiamo un corpo, il mondo è ordinato per questo corpo; esso è disposto in rapporto alle reazioni del corpo.”
(Weil, 1998, p. 218)
Ma anche nella semiotica ci sono stati pensatori, provenienti da diverse estrazioni, che hanno individuato il cuore dei processi di significazione negli esseri viventi, proprio nel corpo.
“Ogni animale è un soggetto che, a seconda del modo particolare in cui è costruito, seleziona determinati stimoli provenienti dagli effetti generali del mondo esterno, a cui esso risponde in un modo determinato. A loro volta queste risposte consistono in determinati effetti sul mondo che, di nuovo, influenzano gli stimoli. Sorge così un ciclo chiuso in sé che può essere chiamato il circuito funzionale dell'animale.”
(J. J. von Uexküll, 2015, p. 119).
“Nel mondo materiale osserviamo cambiamenti, e la nostra osservazione è una partecipazione al cambiamento. La conoscenza è anzitutto modificazione del mondo in questo senso: che la macchina interpretativa è alterata dai fenomeni che decifra. Siamo dentro ai mutamenti, li avvertiamo e li interpretiamo in quanto questi ci cambiano. Condizione generale è che tali cambiamenti si manifestano come corrispondenza. A una variazione di un oggetto corrisponde una correlata variazione
di un altro oggetto o di una serie di oggetti. Le sequenze lunghissime che ne vengono
prodotte sono basate su tali corrispondenze singole o plurime, localizzate nel tempo,
che hanno uno svolgimento seriale e una contestualità materiale. Questo definisce il
tessuto di ciò che è in contatto reciproco: è il tessuto che ci ha prodotti e in cui agiamo.”
(G. Prodi, 2021, p. 43)
“Qualcuno ritiene che l'atteggiamento scientifico risieda nel distacco dal fenomeno, e nell’accentuare il dominio delle operazioni universali, in una sfera autonoma tipicamente umana. Al contrario, l’atteggiamento scientifico consiste nell’immersione nelle cose, e nell’accettarne tutte le conseguenze, ritenendo che la formalizzazione e la concettualizzazione siano operazioni di mescolamento con le cose, e ci inducano sempre più a sentirci connessi e compenetrati, anziché staccati e puri.”
(G. Prodi, 2021, p. 173)
Anche l’epistemologia ha preso parte alle visioni centrate sul corpo.
“È il tentativo di separare l'intelletto dall'emozione che è mostruoso, e secondo me è altrettanto mostruoso (e pericoloso) tentare di separare la mente esterna da quella interna, o la mente dal corpo.”
(G. Bateson, 2001, p. 505)
“Vi ho esposto due punti fondamentali di quella che potrei chiamare biologia epistemologica. Primo, che tutta la vita mentale è legata al corpo fisico, come la differenza o il contrasto sono legati a ciò che è statico e uniforme. Secondo, vi ho suggerito l’idea che vedere il mondo in termini di cose sia una distorsione suffragata dalla lingua e che la visione corretta del mondo sia in termini delle relazioni dinamiche che governano lo sviluppo.”
(G. Bateson, 2010, p. 460)
“L’intuizione principale di questo orientamento non oggettivista è la concezione per cui la conoscenza sarebbe il risultato di un’incessante interpretazione che emerge dalle nostre capacità di comprensione. Queste capacità sono radicate nelle strutture del nostro radicamento biologico nel corpo, ma sono vissute ed esperite all’interno di un dominio di azione consensuale e di storia culturale. Ci consentono di dare senso al nostro mondo; oppure, in termini più fenomenologici, sono le strutture attraverso cui noi esistiamo come se ‘avessimo un mondo’.”
(F. Varela, E. Thompson, E. Rosch, 2024, p. 214)
E infine, anche nell’ambito delle neuroscienze ci sono stati sguardi estremamente lucidi.
“Il mondo interno antico è un mondo di regolazione fluttuante della vita. Può funzionare più o meno bene, ma la qualità del suo funzionamento è cruciale per la nostra vita e la nostra mente. Pertanto, la rappresentazione del mondo interno antico in azione lo stato dei visceri, le conseguenze delle proprietà chimiche deve riflettere lo stato, buono o cattivo che sia, di quel mondo interno. L’organismo deve essere influenzato da tali immagini. Non può permettersi di rimanere indifferente, perché la sopravvivenza dipende dall’informazione sulla vita che tali immagini riflettono. In questo antico mondo interno ogni cosa assume una qualità: buona, cattiva, oppure una via di mezzo; è un mondo di valenza. Il nuovo mondo interno è dominato dalla struttura fisica, dalla sede e dallo stato dei varchi sensoriali dentro quella struttura, e dalla muscolatura volontaria. I varchi sensoriali sono lì, in attesa, nella struttura fisica, e danno un contributo significativo all’informazione generata dalle mappe del mondo esterno; indicano con chiarezza alla mente dell’organismo le sedi, al suo interno, da cui scaturiscono le immagini generate in quel momento”.
(A. Damasio, 2018, p.100)
“Ogni immagine di cui facciamo esperienza non è una riproduzione del mondo in quanto tale, ma un’immagine che costruiamo con il nostro corpo.”
(V. Gallese, U. Morelli, 2024, p. 48)
Nota
Lo spunto per questo contributo nasce dalla lettura di un passaggio di un libro:
“Alcuni anni prima di morire, Paulig è stato in grado di trasferire la sua conoscenza a un gruppo di giovani polinesiani che facevano parte di un rinascimento culturale nel Pacifico Del Sud. Se fosse morto senza averlo fatto, il suo insieme di abilità speciali sarebbe scomparso dalla faccia della Terra. Ora invece sopravviverà. Con i nostri figli potremmo trovarci in una situazione molto simile. Credo che dovremmo conservare le abilità umane fondamentali della comprensione di se stessi, dell'autogestione, della sintonia con gli altri, del lavorare bene insieme e della comprensione più ampia dei sistemi in cui agiamo.”
(D. Goleman, P. Senge, 2017, p. 43)
Bibliografia
Agostino, santo. 1997. Le confessioni. Milano: Fabbri Editore.
Bateson G., 2001. Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi.
Bateson G. e Donaldson R. E., 2010. Una sacra unità: altri passi verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi.
Damasio A. R., 2018. Lo strano ordine delle cose: la vita, i sentimenti e la creazione della cultura. Milano: Adelphi.
Fuchs T., 2021. Ecologia del cervello: fenomenologia e biologia della mente incarnata. in Psiche e coscienza. Roma: Astrolabio.
Gallese V. e Morelli U., 2024. Cosa significa essere umani?: corpo, cervello e relazione per vivere nel presente, Milano: Raffaello Cortina editore, 2024.
Goleman D. e Senge P., 2017. A scuola di futuro, Milano, BUR.
Husserl E., Paci E., e Filippini E., 2002. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Milano: Net.
Merleau-Ponty M., 2019. Fenomenologia della percezione, 2. ed. Milano: Bompiani.
Prodi G., 2021. Le basi materiali della significazione. Milano: Mimesis.
Varela F., Thompson E., Rosch E., 2024. La mente nel corpo: scienze cognitive ed esperienza umana. Roma: Astrolabio.
von Uexküll J., 2015. Biologia teoretica. Macerata: Quodlibet.
Weil S. e Gaeta G., 1993. Quaderni. 4. Milano: Adelphi.
Weil S., 1998. Sulla scienza. Roma: Borla.
Wittgenstein L. e Trinchero M., 2017. Ricerche filosofiche. Torino: Einaudi.
Sitografia